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FELCI 61 – La prova in mare

Felci 61 exterior

FELCI 61 – La prova in mare

Un custom di razza

Libero da specifici vincoli progettuali, il Felci Yacht 61 è un fast cruiser di razza, concepito per offrire il meglio in fatto di prestazioni, sicurezza e comfort. Tanto è lasciato al gusto, ai desideri e alle disponibilità dell’armatore, che può personalizzare la propria creatura già a partire dai materiali scelti per la realizzazione della stessa.  Il risultato della lavorazione del Felci 61 è un manufatto rigido e leggero, in grado di offrire spunti prestazionali di rilievo, sia durante la navigazione a vela, sia durante i trasferimenti a motore. La coperta, incollata e fascettata allo scafo, è delimitata dal trincarino che, più alto rispetto a essa di qualche centimetro, funge anche da falchetta. Particolarmente interessate è la soluzione tecnica adottata per rinforzare la tuga: la finestratura che la circonda nasconde infatti una struttura di rinforzo, appositamente sagomata per permettere alle drizze di raggiungere il pozzetto da piede albero. Soluzione proposta come optional, visto che nella versione standard, drizze e amantigli si fermano a piede albero, dove vengono posizionati sia i winch Harken 55-ST elettrici, sia le batterie di stopper, altrimenti montati ai lati del tambuccio; per riporre le cime, mantenendo così il ponte pulito, i designer hanno previsto un cassero autodrenante, nascosto sotto il piano di coperta. Chiusa dentro un carter di vetroresina, la chiglia ha forma a “T” rovesciata ed è identica per tutte le versioni: variano solo il pescaggio – che può essere di 3,5 o 2,8 metri – e il peso del siluro; composta da una lama in acciaio duplex – lega austenoferritica dalle elevate caratteristiche meccaniche e dalla notevole resistenza alla corrosione – e da un bulbo in piombo: configurazione che abbassando il centro di gravità, garantisce un elevato momento raddrizzante. Grande attenzione è stata dedicata all’ispezionabilità della timoneria: aprendo il gavone posto nel piano di calpestio compreso tra le sedute riservate al timoniere, è infatti possibile avere una vista d’insieme del sistema, su cui si può intervenire in relativa comodità.Felci 61 layout

Prive di fronzoli e dettate dagli ultimi studi in fatto di idrodinamica, le linee d’acqua del Felci 61 sono semplici e aggressive: a sezioni prodiere particolarmente fini, sono raccordate per mezzo di murate poco svasate, quelle più generose di poppa, sfruttate dall’unità per regalare lunghe ed emozionanti surfate. Un bordo libero non eccessivo  e un cavallino piuttosto pronunciato, tipico del Felci pensiero, si fonde alla perfezione con il piano di coperta di concezione moderna, dal quale a poppavia dell’albero emerge la tuga, caratterizzata dal profilo basso e ben avviato, impreziosito dalla vetrata in plexiglass nero. Dal prolungamento della sovrastruttura nascono i paramare del pozzetto, su cui sono montati i winch Harken 990-ST elettrici dedicati alla regolazione del fiocco, dietro ai quali si celano due comodi gavoncini. Il pozzetto del Felci 61 riunisce in un unico grande “ambiente” sia la zona riservata alle manovre, sia quella riservata ai passeggeri. Davanti alle ruote, a portata di mano del timoniere, sono installati i winch Harken 65- ST elettrici dedicati alla regolazione della randa, sul cui trasto, largo come il pozzetto, scorre un carrello regolabile con un paranco nascosto sotto il piano di calpestio. Sgombro da ogni tipo di impedimento e raggiungibile attraverso i comodi passavanti, il triangolo di prua è protetto elegantemente dal sistema di draglie e candelieri, delimitato anteriormente dal pulpito aperto; tanti sono gli osteriggi incassati nel ponte in teak finemente rifinito, dai quali gli interni traggono luce e aerazione in sufficiente quantità.

Felci 61 prestazioniPIANO VELICO E ALBERO: laminati in autoclave dalla Marstrom, albero e boma sono in carbonio. L’antenna, sorretta da sartiame in tondino, è dotata di tre ordini di crocette acquartierate, larghe al punto di avere l’attacco delle lande in murata; il controllo della flessione del profilo è reso possibile dall’utilizzo di una centralina idraulica – utilizzata anche per vang e tesa base – che agendo sullo strallo di poppa sdoppiato per mezzo di due pistoni, ne garantisce una regolazione rapida e precisa. Il piano velico è semplice e moderno: il fiocco avvolgibile al 108% della J ha le rotaie posizionate molto internamente e si sovrappone appena alla randa full batten, la cui regolazione è resa possibile da un sistema alla tedesca. Qualora gli elementi o l’andatura lo richiedano, l’armo può passare da sloop a cutter. Alle portanti, invece, l’unità da il meglio navigando sotto gennaker, murabile sul bompresso retrattile lungo più di due metri.

INTERNI: quello che di primo acchito sembra uno stile minimalista, a uno sguardo più attento si rivela essere una rivisitazione in chiave moderna di concetti di impostazione classica: benché privi di fronzoli, infatti, gli arredi del Felci 61 non rinunciano a qualche vezzo, teso a renderli più caldi e funzionali. Elevati sono il livello delle finiture e la qualità dei materiali impiegati, basti pensare ai mobili, realizzati interamente in composito impiallacciato con una lamina in noce da un millimetro di spessore. Diversi sono i layout disponibili per il Felci 61.

PROVA IN MARE: A San Giorgio di Nogaro la giornata non è delle migliori: il vento latita e il cielo si produce in repentini cambiamenti d’umore. Molliamo gli ormeggi nella speranza che durante la lunga navigazione a motore necessaria per raggiungere il mare aperto, qualcosa cambi in meglio.  Non appena lasciamo il posto barca, abbiamo modo di mettere l’unità alla prova con la manovrabilità in spazi stretti, rimanendo stupiti di come la stessa si lasci “addomesticare” da alcuni delicati colpetti di motore, grazie ai quali la portiamo in sicurezza verso l’uscita della darsena, dimentichi del fatto che il bow thrust fa parte delle dotazioni di bordo. Appena messa la prua nel canale che conduce verso il largo, provvediamo ad abbassare la chiglia agendo sugli appositi pulsanti incassati nelle colonnine del timone: passano una ventina di secondi e un rumore sordo, diverso da quello meccanico che ha accompagnato l’intera operazione, ci comunica la conclusione della stessa. Mentre cominciamo a scrutare il mare in cerca di un po’ di brezza stabile, spingiamo quasi a fondo sul monoleva del motore, che mantenendo la propria rumorosità entro limiti più che accettabili, spinge l’unità a velocità prossime ai dieci nodi. Agganciato il vento, issiamo rapidamente la randa, agevolati nell’operazione dai winch elettrici, e tentiamo di trovare il giusto assetto: la brezza inferiore ai quattro nodi è troppo debole e instabile per permettere alla barca di partire, anche se i refoli più intensi le danno quella spinta che una volta trasformata in passo, viene mantenuta sotto forma di abbrivio anche nei momenti in cui Eolo si volta da un’altra parte. Le cose cambiano quando da sud-est entra uno scirocchetto teso: di bolina, il Felci 61 raggiunge rapidamente i 7,5 nodi di Gps, tagliando l’onda lunga con imbarazzante facilità e il timone, pur restando duro, acquista maggior feeling con le piccole variazioni imposte dalla mano. Mostrando grinta da racer, la barca trasforma in velocità ogni raffica più tesa, esaltandosi quando alla decisa poggiata segue una rapida issata di gennaker; con undici/dodici nodi di vento reale, il Gps passa sovente in doppia cifra, appoggiato nella sua “lettura” dalla sofisticata elettronica di bordo.

Felci 61

Fonte: “Solovela“.

 

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